copertina
Autore: Ignazio Fresu
Titolo: Come le foglie
Materiale: resine e materiale pietroso
Dimensione: ambientale
Anno: 2018
Il tema della fragilità della vita umana, espresso attraverso la caducità delle foglie su un ramo, pronte a cadere al primo alito di vento e delle foglie che spuntano sui rami e che poi, attraverso il ciclo delle stagioni, seccano e cadono per diventare humus e nutrimento per le foglie che verranno, sono la metafora della vita umana e del suo corso.
Vita e morte nei loro opposti sono una cosa sola ed è già in Omero l’immagine positiva del rigoglio primaverile che espone il trionfo della vita:
Come è la stirpe delle foglie, così quella degli uomini.
Le foglie il vento le riversa per terra, e altre la selva
fiorendo ne genera, quando torna la primavera;
così le stirpi degli uomini, l’una cresce e l’altra declina.

E quella negativa di Mimnermo che, dalla vivace descrizione delle foglie e della giovinezza, giunge a lugubri pensieri sulla vecchiaia:
Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell'età
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dee ci stanno sempre al fianco,
l'una con il segno della grave vecchiaia
e l'altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d'un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.

E così fino all’amara constatazione di Giuseppe Ungaretti, che in quattro versi esprime l’orrore e lo strazio della guerra:
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Nell’installazione “Come le foglie” il tempo si è fermato, tutto è immobile come di pietra. L‘opera è il fotogramma statico in bianco e nero di un’immagine in dissolvenza tra la morte e la vita. In essa, insieme alla fragilità dell'esistenza umana, la rinascita: in mezzo alla distesa di foglie dove la caducità e la brevità dell'esistenza è mostrata nell'imperturbabilità ciclica della Natura, accanto ad una panchina con sopra un vecchio paltò abbandonato e un libro illuminati dalla fioca luce di un lampione, una carrozzina per neonati. Qui ritroviamo il senso della Bellezza, di una bellezza simbolica che mette in relazione il sensibile, ciò che vedo, ciò che io tocco, che io guardo muovendomi all’interno di questo spazio. Ciò nonostante il mio sguardo, il mio toccare, il mio camminarci in mezzo non ne esaurisce i significati, rimanda ad un'ulteriorità che consiste nel fatto che di fronte ad essa continuo a cercare quell'ulteriorità di significato rispetto a quello che il sensibile mi offre senza mai riuscire a catturarne la totalità del significato, c'è un rinvio verso l'ineffabile, verso l'invisibile.
Descrizione tecnica dell’installazione
L’installazione si compone di migliaia di foglie realizzate in resina e granulati di pietra che coprono un’ampia superficie di dimensione ambientale. Le foglie sono disposte a terra in modo da permettere ai visitatori di passeggiare tra di esse. La pietra rappresenta l’immortalità, si tratta di un’eternità apparente provocata dall'interruzione dello scorrere del tempo. All'interno di questa distesa di foglie, realizzata con gli stessi materiali, una scena abituale: sotto un lampione una panchina con sopra un vecchio paltò e un libro ed accanto una carrozzina vuota. La scena suggerisce che tutto sia stato abbandonato all'improvviso.
L’assenza, in questa natura morta, è colmata dai visitatori, i veri protagonisti dell'installazione, che nel loro interagire vivono il continuo divenire.

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