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White on black (Bianco in nero)

a cura di Galleria Stefano Forni

La serie di fotografie di Alessandro Rivola nasce dalla volontà di usare un cimitero come location, a cui il direttore della rivista di moda Bmm risponde proponendo come soggetto Ilona Staller.
In una giornata autunnale del 2003, nel cimitero monumentale di Forlì, Rivola incontra e immortala la ormai storicizzata regina del porno, che su richiesta, per l’occasione, indossa l’abito del matrimonio con l’artista americano Jeff Koons, celebrato nel 1991 e concluso da più di dieci anni al momento dello shooting.
Allo scenario scelto Cicciolina si adegua senza sforzo, calandosi in un ruolo funereo e fluttuante. La coroncina posata sul capo e il corpo sinuoso la rendono subito riconoscibile, ma gli ammiccamenti consueti lasciano il posto a un incedere solenne, a una processione in solitudine tra le lapidi, scandita dalle linee architettoniche del chiostro e dai cipressi sullo sfondo. A tratti l’attrice ricorda un fantasma e il lungo abito ne accentua la sembianza, a volte sembra una figura scolpita, non molto diversa dalle personificazioni e gli angeli che sovrastano i monumenti sepolcrali intorno. Altre volte ancora, inginocchiata e lo sguardo compunto, l’attrice appare piuttosto come una vedova inconsolabile, ruolo con cui Ilona gioca con la sua caratteristica ironia.
Viene in mente, osservando gli scatti di Rivola, il lavoro che a suo tempo Jeff Koons dedicò a Ciccolina ai primordi del loro incontro: Made in Heaven, serie di fotografie e sculture realizzate al passaggio tra gli anni ottanta e il 1990. Là, avvinghiata all’artista americano in pose erotiche, quando non apertamente pornografiche, Ilona Staller è l’icona che tutti conosciamo, gaudente e immersa in una profusione di dettagli kitsch e colori squillanti. Qui l’iconografia proposta per l’attrice è quasi la versione negativa di quella di Koons e per questo ne risulta complementare: espressione austera, bianco e nero e predominanza di linee rette.
Tuttavia, in entrambi casi, il messaggio ultimo non cambia, perché forse è l’aura stessa del personaggio che resiste al cambiamento. Che sia immortalata nuda in un’alcova o china tra le croci e i fiori secchi di un luogo sepolcrale, Cicciolina non smette di rappresentare il più esemplare antidoto contro il pensiero dell’annientamento.
Sara Ugolini

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